Un romanzetto lumpen

Un romanzetto lumpen

Roberto Bolaño, 2005

4/5

In ogni libro di Bolaño esiste una tensione oscura, eppure nitida e scorrevole, che non è legata tanto alle vicende raccontate, quanto alla narrazione che scorre tutta interiore nella vita dei protagonisti, pensieri e fantasmi che, come se nella scrittura si scatenasse una tempesta perfetta, impediscono ogni appiglio rassicurante alla propria esistenza. Bianca, per esempio, prostituisce la sua gioventù lumpen per scoprire la cassaforte di Maciste, un attore del filone mitologico del cinema italiano, ormai vecchio, solitario e finale. E cieco. Ma non è la ricerca del tesoro nella casa di Maciste a trattenere il lettore nell'ansia breve e densa del romanzetto. Sono le proiezioni accecanti dei vuoti e delle ombre del mondo di Bianca. Un mondo orfano di genitori, patria, senso, dove il destino o è immutabile o non esiste. Oppure, ammettendo anche che il destino esista e non sia immutabile, un mondo che trova il suo senso ultimo in una gara di culturismo a Frosinone. Come dire la stessa cosa.